Domande & Risposte
Lo psicologo è prima di tutto un essere umano che, come tutti, affronta ogni giorno le proprie sfide con il suo zaino in spalla, contenente risorse e fragilità personali. Ha alle spalle un percorso di studi lungo e impegnativo, durato molti anni. Lo psicologo non è un “oracolo”: non possiede tutto il sapere e non sa leggere il futuro né la mente delle persone. È un professionista che ha studiato psicologia per aiutare chi è in difficoltà, ascoltare e offrire supporto.
È un professionista sanitario, formato e regolamentato, iscritto all’Albo degli Psicologi con un numero di iscrizione assegnato. Lavora sui processi cognitivi, emotivi e relazionali con metodi evidence-based (basati su evidenze scientifiche). Il ruolo dello psicologo è aiutare la persona a comprendere meglio sé stessa, il proprio funzionamento e le difficoltà che sta attraversando, per affrontarle in modo più consapevole ed efficace, migliorando il proprio benessere psicologico.
Partiamo dal presupposto che ogni persona è unica. I bisogni e i problemi da affrontare sono diversi per ciascuno, ed è quindi difficile standardizzare la durata di una terapia: in alcuni casi può essere necessario qualche mese, in altri anche più di un anno. Può dipendere dalla tipologia e gravità del problema, ma anche dalla motivazione della persona.
Possiamo pensare alla decisione di iniziare una terapia come alla scelta di intraprendere un viaggio per raggiungere la vetta di una montagna. Il tempo necessario per avvicinarsi ai propri obiettivi dipende da molti fattori: dalle risorse presenti nello zaino all’inizio del cammino (le risorse personali che ciascuno possiede), dal numero di salite e discese, dalle condizioni meteorologiche — che, come nella vita, possono essere favorevoli o avverse — e anche dalle soste necessarie per riprendere fiato prima di continuare. Durante il percorso terapeutico, paziente e terapeuta scalano due montagne diverse ma vicine. Anche il terapeuta è in cammino: non si trova in cima, non trascina il paziente e non conosce il suo sentiero meglio di lui. I due possono però comunicare tra loro. Il paziente può descrivergli ciò che incontra lungo il percorso, le difficoltà, le risorse che utilizza e come si sente. Il terapeuta, dalla sua montagna, può vedere alcuni tratti che al paziente in quel momento non sono visibili, riconoscendo passaggi complessi e offrendo una lettura alternativa della situazione. Nel tempo, il paziente impara a conoscere meglio il proprio modo di camminare, ad affrontare gli ostacoli, a tollerare la fatica e a individuare nuovi percorsi quando quelli abituali non funzionano più. Lo psicologo è presente come supporto e guida, offrendogli una visione diversa e aiutandolo a orientarsi. Il cammino, però, resta del paziente: è lui a percorrerlo, passo dopo passo. La risorsa più importante per il proprio cambiamento rimane sempre la persona stessa.
SI, perché la prima seduta con lo psicologo è una prestazione sanitaria. È un momento di conoscenza reciproca, durante il quale lo psicologo svolge un lavoro clinicamente rilevante: accoglie, ascolta e raccoglie informazioni utili per valutare l’eventuale inizio di un percorso o, se necessario, l’invio a un altro professionista. La prima seduta è un momento particolarmente delicato e significativo del percorso, in cui il lavoro dello psicologo è centrale per comprendere la situazione e orientare l’intervento.
Durante il primo colloquio il terapeuta chiederà al paziente di firmare il consenso informato al trattamento psicologico e l’informativa sulla privacy. Questi documenti riportano in modo chiaro e trasparente le informazioni relative alle prestazioni offerte e alle loro finalità, alle modalità di svolgimento, al trattamento dei dati e del materiale raccolto durante il rapporto professionale, ai tempi indicativi dell’intervento, alle modalità di interruzione della prestazione, nonché al grado e ai limiti giuridici di riservatezza.
SI, è possibile svolgere le sedute sia in presenza, presso lo studio, sia online, qualora richiesto.
È possibile annullare o riprogrammare un appuntamento dandone comunicazione con almeno 24 ore in anticipo rispetto all’orario previsto. In caso di mancata presentazione o disdetta tardiva, la seduta sarà considerata effettuata e verrà richiesto il pagamento di una cifra pari all’importo della seduta.
NO, gli psicofarmaci possono essere prescritti esclusivamente da un medico laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Psichiatria, quindi da uno psichiatra. Lo psicologo non può né consigliare né prescrivere farmaci; può, quando lo ritiene opportuno, indirizzare la persona a uno psichiatra per una valutazione della necessità o meno di un supporto farmacologico e di eventuali accertamenti diagnostici.
Psicologo –> è una persona laureata in Psicologia e iscritta all’Ordine degli Psicologi. Il percorso formativo prevede cinque anni di università, un anno di tirocinio professionalizzante e il superamento dell’Esame di Stato abilitante, necessario per l’iscrizione all’Ordine.
Psicoterapeuta –> è uno psicologo o un medico che, dopo la laurea, ha scelto di frequentare una scuola di specializzazione in psicoterapia della durata minima di quattro anni, basata su uno specifico modello teorico.
Psichiatra –> è un medico laureato in Medicina e Chirurgia (sei anni) che, dopo aver superato l’Esame di Stato ed essersi iscritto all’Ordine dei Medici, frequenta una scuola di specializzazione in Psichiatria della durata di quattro anni. È l’unica figura tra queste che può prescrivere farmaci e richiedere accertamenti diagnostici.
SI, le sedute con lo psicologo rientrano tra le spese sanitarie e possono quindi essere detratte nella dichiarazione dei redditi. Dal 2016 lo psicologo trasmette automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese sostenute dal paziente nel corso dell’anno, salvo che quest’ultimo richieda espressamente di non inviarli qualora non intenda usufruire della detrazione (19%).
Lo psicologo è prima di tutto un essere umano che, come tutti, affronta ogni giorno le proprie sfide con il suo zaino in spalla, contenente risorse e fragilità personali. Ha alle spalle un percorso di studi lungo e impegnativo, durato molti anni. Lo psicologo non è un “oracolo”: non possiede tutto il sapere e non sa leggere il futuro né la mente delle persone. È un professionista che ha studiato psicologia per aiutare chi è in difficoltà, ascoltare e offrire supporto.
È un professionista sanitario, formato e regolamentato, iscritto all’Albo degli Psicologi con un numero di iscrizione assegnato. Lavora sui processi cognitivi, emotivi e relazionali con metodi evidence-based (basati su evidenze scientifiche). Il ruolo dello psicologo è aiutare la persona a comprendere meglio sé stessa, il proprio funzionamento e le difficoltà che sta attraversando, per affrontarle in modo più consapevole ed efficace, migliorando il proprio benessere psicologico.
Partiamo dal presupposto che ogni persona è unica. I bisogni e i problemi da affrontare sono diversi per ciascuno, ed è quindi difficile standardizzare la durata di una terapia: in alcuni casi può essere necessario qualche mese, in altri anche più di un anno. Può dipendere dalla tipologia e gravità del problema, ma anche dalla motivazione della persona.
Possiamo pensare alla decisione di iniziare una terapia come alla scelta di intraprendere un viaggio per raggiungere la vetta di una montagna. Il tempo necessario per avvicinarsi ai propri obiettivi dipende da molti fattori: dalle risorse presenti nello zaino all’inizio del cammino (le risorse personali che ciascuno possiede), dal numero di salite e discese, dalle condizioni meteorologiche — che, come nella vita, possono essere favorevoli o avverse — e anche dalle soste necessarie per riprendere fiato prima di continuare. Durante il percorso terapeutico, paziente e terapeuta scalano due montagne diverse ma vicine. Anche il terapeuta è in cammino: non si trova in cima, non trascina il paziente e non conosce il suo sentiero meglio di lui. I due possono però comunicare tra loro. Il paziente può descrivergli ciò che incontra lungo il percorso, le difficoltà, le risorse che utilizza e come si sente. Il terapeuta, dalla sua montagna, può vedere alcuni tratti che al paziente in quel momento non sono visibili, riconoscendo passaggi complessi e offrendo una lettura alternativa della situazione. Nel tempo, il paziente impara a conoscere meglio il proprio modo di camminare, ad affrontare gli ostacoli, a tollerare la fatica e a individuare nuovi percorsi quando quelli abituali non funzionano più. Lo psicologo è presente come supporto e guida, offrendogli una visione diversa e aiutandolo a orientarsi. Il cammino, però, resta del paziente: è lui a percorrerlo, passo dopo passo. La risorsa più importante per il proprio cambiamento rimane sempre la persona stessa.
SI, perché la prima seduta con lo psicologo è una prestazione sanitaria. È un momento di conoscenza reciproca, durante il quale lo psicologo svolge un lavoro clinicamente rilevante: accoglie, ascolta e raccoglie informazioni utili per valutare l’eventuale inizio di un percorso o, se necessario, l’invio a un altro professionista. La prima seduta è un momento particolarmente delicato e significativo del percorso, in cui il lavoro dello psicologo è centrale per comprendere la situazione e orientare l’intervento.
Durante il primo colloquio il terapeuta chiederà al paziente di firmare il consenso informato al trattamento psicologico e l’informativa sulla privacy. Questi documenti riportano in modo chiaro e trasparente le informazioni relative alle prestazioni offerte e alle loro finalità, alle modalità di svolgimento, al trattamento dei dati e del materiale raccolto durante il rapporto professionale, ai tempi indicativi dell’intervento, alle modalità di interruzione della prestazione, nonché al grado e ai limiti giuridici di riservatezza.
SI, è possibile svolgere le sedute sia in presenza, presso lo studio, sia online, qualora richiesto.
È possibile annullare o riprogrammare un appuntamento dandone comunicazione con almeno 24 ore in anticipo rispetto all’orario previsto. In caso di mancata presentazione o disdetta tardiva, la seduta sarà considerata effettuata e verrà richiesto il pagamento di una cifra pari all’importo della seduta.
NO, gli psicofarmaci possono essere prescritti esclusivamente da un medico laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Psichiatria, quindi da uno psichiatra. Lo psicologo non può né consigliare né prescrivere farmaci; può, quando lo ritiene opportuno, indirizzare la persona a uno psichiatra per una valutazione della necessità o meno di un supporto farmacologico e di eventuali accertamenti diagnostici.
Psicologo –> è una persona laureata in Psicologia e iscritta all’Ordine degli Psicologi. Il percorso formativo prevede cinque anni di università, un anno di tirocinio professionalizzante e il superamento dell’Esame di Stato abilitante, necessario per l’iscrizione all’Ordine.
Psicoterapeuta –> è uno psicologo o un medico che, dopo la laurea, ha scelto di frequentare una scuola di specializzazione in psicoterapia della durata minima di quattro anni, basata su uno specifico modello teorico.
Psichiatra –> è un medico laureato in Medicina e Chirurgia (sei anni) che, dopo aver superato l’Esame di Stato ed essersi iscritto all’Ordine dei Medici, frequenta una scuola di specializzazione in Psichiatria della durata di quattro anni. È l’unica figura tra queste che può prescrivere farmaci e richiedere accertamenti diagnostici.
SI, le sedute con lo psicologo rientrano tra le spese sanitarie e possono quindi essere detratte nella dichiarazione dei redditi. Dal 2016 lo psicologo trasmette automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese sostenute dal paziente nel corso dell’anno, salvo che quest’ultimo richieda espressamente di non inviarli qualora non intenda usufruire della detrazione (19%).